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Il Ministro complica le disposizioni del DPCM: la scuola non è sede di discriminazioni

TURI: SU INCLUSIONE E CATEGORIE A RISCHIO MISURE INADEGUATE E RETROGRADE. SCUOLA REALE È PIÙ AVANTI E RICHIEDE RISPOSTE ADATTE AL MOMENTO DI EMERGENZA

La scuola è istruzione non assistenza Non si può parlare di key worker.

La scuola vale per tutti. La scuola ha una sua vera funzione che è quella di istruire ed educare. Non si possono scaricare sulla scuola esigenze, giuste, ma che attengono ad altre responsabilità e competenze. Gli studenti esclusi dalla didattica in presenza non possono costituire per il ministero un “problema didattico”. Non sono bastate le politiche seguite negli ultimi vent’anni caratterizzate da tagli, contenimento della spesa, politiche neo liberiste, tese a trasformare la scuola da funzione a servizio, adesso anche le istruzioni impartite dal ministero devono dare l’idea di una scuola – dove-non-si-fa-scuola – che deve trasformarsi in un parcheggio assistenziale. Fermo restando il rispetto, la considerazione e la gratitudine che abbiamo nei confronti del personale impegnato in prima linea in questa emergenza, come quello sanitario, siamo convinti che sia un errore di fondo far passare l’idea che sia necessario garantire la presenza a scuola di determinate categorie di alunni piuttosto che altri. Non si può parlare di key worker. La scuola vale per tutti. Le famiglie, i genitori stanno pagando un prezzo altissimo per quello che è un fallimento nelle scelte del Governo e, per la scuola, del ministero dell’istruzione. Non sono stati in grado, dopo due accordi per la sicurezza, impegni finanziari, di garantire la scuola in presenza e in sicurezza per tutti gli studenti e non solo per alcuni.