Cifre insufficienti e previsioni sbagliate

Stop all’organico Covid: calcoli sbagliati, risorse che non bastano e i contratti si bloccano
Turi: sottovalutazione delle condizioni reali e autoreferenzialità stanno spostando sulle scuole ogni responsabilità.
Va riconosciuta la professionalità del personale chiamato, garantita la sicurezza e le risorse previste e promesse.

Alcuni Uffici scolastici Regionali (Toscana, Abruzzo, Friuli, Molise) con note scritte hanno fermato l’operazione di utilizzo dell’organico Covid. Il motivo dello stop sarebbe da ricondurre ad errori e omissioni nel calcolo dei fabbisogni in relazione alle 70 mila supplenze annunciate, realizzabili con i fondi stanziati.

TURI: bypassato il tavolo nazionale sulla sicurezza, passa a quelli regionali

A NOTA ALLE SCUOLE E’ Il RISULTATO DI URGENZE SANITARIE E DIVISIONI ISTITUZIONALI
Momento difficile che richiederebbe invece maggiore coesione e concertazione.  E’ l’assunzione di decisioni e responsabilità condivise che sta venendo drammaticamente meno.

La nota inviata alle scuole dal ministero dell’Istruzione mostra chiaramente l’esistenza di un contrasto tra ministri e una spaccatura tra governo, Regioni e Comuni.  Tra le misure contenute c’è lo spostamento diretto alle regioni, saltando le competenze e i confronti propri del Tavolo nazionale sulla sicurezza, quello deciso ad agosto, che doveva operare un monitoraggio costante sull’andamento della pandemia nelle scuole.
La delega passa ai tavoli regionali. Il tavolo nazionale è assorbito dal ministro, che non lo ha più convocato, e che dietro pressanti richieste lo annuncia con tutto comodo per il prossimo 30 ottobre.

Ancora una volta è la scuola che si deve adeguare alle disposizioni e dovrà farlo, come al solito con le proprie risorse, da sola – osserva con grande preoccupazione Pino Turi, segretario generale Uil scuola.

La comunità educante è chiamata a risolvere anche le diatribe tra istituzioni, vaso di coccio tra vasi di ferro,
Distanze che aumentano la confusione e prestano il fianco alla diffusione della pandemia proprio quando si avrebbe maggior bisogno di coesione e concertazione ovvero l’assunzione di decisioni e responsabilità condivise, che sta venendo drammaticamente meno.
Prova ne è la recente richiesta delle regioni su un protocollo nazionale di natura sindacale, a cui ha fatto eco la richiesta delle confederazioni di un incontro con il ministro Azzolina.

Un modo di procedere che potrebbe trovare giustificazione nel rincorrersi rapido dell’evoluzione della pandemia che diventa invece strumentale e volutamente ostruzionista – osserva Turi – se si pensa che è dall’inizio del suo mandato che il ministro opera continuamente in modo isolato.

Anche in questa circostanza, di assoluta gravità e urgenza, siamo stati informati quando la nota era già pronta e confezionata.  Un modo di fare inaccettabile che non potrà portare nessun risultato.  La palla si sposta sul campo della politica.  Si dovrà prendere atto dell’inadeguatezza a gestire questa delicata fase che avrebbe bisogno di unità e non di divisioni. Ammissione che non arriverà da una politica solo di opposizione e contrapposizione.

Concorso straordinario

SALE LA PROTESTA PER UN CONCORSO INUTILE E DANNOSO

UNA PANDEMIA, DUE REGIONI (LOMBARDIA E CAMPANIA) IN LOCKDOWN, NON BASTANO A FERMARE IL CONCORSO STRAORDINARIO DECISO DAL MINISTRO AZZOLINA

Le scuole sono alle prese con le disposizioni del nuovo Dpcm, e si arginano in ogni modo possibile quarantene incrociate e disposizioni di sicurezza, le commissioni non sono ancora complete, eppure nessun cenno viene fatto al danno e alla inutilità di un concorso che non darà alcun risultato immediato. Ci saranno 66 mila precari, in giro per le scuole del paese, in piena recrudescenza pandemica, che – fa notare Turi – resteranno in ogni caso ai loro posti.  Precari che si sposteranno dalle loro classi per sostenere le prove. Da docenti a candidati. E poi, appena finito, saranno nuovamente docenti supplenti nelle loro classi. Resta senza risposta la condizione di quanti non potranno partecipare perché malati o in quarantena. Per loro nessuna prova d’appello. Sarà inevitabile la previsione di una lunga coda di contenziosi giurisdizionali che chiederanno conto di interessi legittimi negati. Alla rabbia di questi docenti precari si aggiunge l’indignazione del mondo della scuola, solidale. Sono in tanti a chiedersi a chi giova questa inutile dimostrazione di forza che sfiora il disinteresse verso queste persone. Un disinteresse anche politico perché a credere che un’altra strada era percorribile c’erano forze di maggioranza e di opposizione. A chi giova dunque? Neanche il ministro Azzolina può pensare di procedere al concorso ordinario, in queste condizioni, con 500 mila domande di partecipazione. Ci vorranno anni prima di una sua conclusione. Servono regole di reclutamento diverse. Visto che non ci sono azioni di buon senso e le relazioni sindacali sono al minimo, nell’assenza della politica stiamo rimettendo la questione in mano alla magistratura.

DPCM 18 ottobre 2020

Nota del Ministero dell’istruzione

La nota alle scuole scende dall’alto… a scatola chiusa! I sindacati informati un quarto d’ora prima

Nessuna possibilità di tutelare lavoro e persone

Questo è un modello di relazioni sindacali inaccettabileLa UIL Scuola ha preso atto dell’informativa da parte dell’Amministrazione che ha illustrato la nota, in fase di pubblicazione, su quanto previsto nel DPCM del 18 ottobre 2020 che riguarda, in particolare, la possibilità da parte delle scuole di secondo grado, in caso di criticità, di posticipare l’orario di ingresso delle classi alle ore 9:00.Un modo di procedere assolutamente non condiviso – afferma Giuseppe D’Aprile – su problematiche che non rappresentano una novità ma che ormai, invece, si protraggono da molto tempo.Non esiste alcun raccordo tra il MIUR e le scuole sulle quali si sta scaricando, ancora una volta, tutta la responsabilità per il funzionamento delle stesse, nonostante le evidenti criticità. Il MIUR fa finta di non vedere, opera con miopia senza una visone politica dei problemi che coinvolgono tutta la comunità educante.Una mare magnum di norme che si susseguono e che vedono il sindacato, non per propria scelta, spettatore e non copartecipe di decisioni che, forse, attraverso un sano modello di relazioni sindacali, avrebbero contribuito alla gestione della scuola in questo momento particolare legato all’emergenza epidemiologica.

Scuola, cosa prevede il nuovo DPCM del 18/10/2020

In ogni caso “le misure per la scuola contenute nel Dpcm non entreranno in vigore da oggi, ma fra qualche giorno, per garantire una migliore organizzazione. Nelle prossime ore il Ministero dell’Istruzione darà indicazioni più specifiche alle scuole e alle famiglie”, fa sapere il Miur. 

Lezioni in presenza, integrazione con la didattica a distanza, ingressi posticipati per le superiori. e comunque non prima delle 9. È quanto dispone il nuovo Dpcm del premier Giuseppe Conte sulla scuola. “Fermo restando che l’attività didattica ed educativa per il primo ciclo di istruzione e per i servizi educativi per l’infanzia continua a svolgersi in presenza, per contrastare la diffusione del contagio, previa comunicazione al Ministero dell’istruzione da parte delle autorità regionali, locali o sanitarie delle situazioni critiche e di particolare rischio riferite agli specifici contesti territoriali, le istituzioni scolastiche secondarie di secondo grado adottano forme flessibili nell’organizzazione dell’attività didattica incrementando il ricorso alla didattica digitale integrata, che rimane complementare alla didattica in presenza”, si legge nel testo.

Licei e istituti pertanto sono chiamati a posticipare le lezioni “modulando ulteriormente la gestione degli orari di ingresso e di uscita degli alunni, anche attraverso l’eventuale utilizzo di turni pomeridiani e disponendo che l’ingresso non avvenga in ogni caso prima delle 9.00. Allo scopo di garantire la proporzionalità e l’adeguatezza delle misure adottate è promosso lo svolgimento periodico delle riunioni di coordinamento regionale e locale”, è quanto scritto nel decreto del presidente del Consiglio licenziato nella serata di ieri. 

Nuovo DPCM E DECRETO AGOSTO e le altre assenze del personale della scuola

SCHEDA TECNICA DI RIEPILOGO DELLE DISPOSIZONI VIGENTI

in allegato una scheda riepilogativa con tutti i provvedimenti che riguardano la scuola, relativi al Decreto Agosto e al nuovo DPCM, con particolare riferimento a come le scuole dovranno considerare alcune assenze alla luce dei provvedimenti emanati. Resta naturalmente la questione ancora irrisolta per i lavoratori fragili, qualora considerati inidonei e dispensati dal servizio, che continueranno ad avere una assenza  equiparata alla malattia.

14 ottobre 2020 alle ore 15 flash mob dei lavoratori della scuola

Sono circa 2000 i lavoratori della scuola delle Marche che parteciperanno al concorso. Di questi appena poco più di 800 lo sosterranno in regione mentre gli altri saranno costretti a viaggiare in tutta Italia nonostante il riaggravarsi della situazione sanitaria. Per loro abbiamo manifestato oggi davanti alla Prefettura di Ancona chiedendo:

👉 stabilizzazione tramite prova orale e valutazione di titoli per i docenti con tre anni di servizio, unico modo per garantire in tempi brevi e certi la copertura delle cattedre e la continuità didattica;

👉 stabilizzazione del sostegno tramite prova orale i docenti specializzati: si tratta di personale già selezionato per garantire la continuità didattica agli alunni con disabilità;

👉 avviare percorsi abilitanti a regime per tutti e in particolare per i docenti con 3 anni di servizio

Il commento di Antonio Spaziano, segretario generale della Uil Scuola Marche