Luci e ombre sulle scelte del ministero che ha accumulato ritardi ingiustificati

Come è noto, la UIL Scuola ha ripetutamente chiesto la riapertura del CCNI della mobilità che rappresenta un unicum per tutti i lavoratori, docenti ed ATA.
Una richiesta motivata dal susseguirsi delle norme che, a parere della UIL Scuola, dovevano essere tradotte ed armonizzate nel contratto che prevede espressamente la riapertura (art 1 comma 4) proprio a questo fine. Il Miur ha deciso di farlo da sé, senza una condivisione.

Per questo la UIL non ha sottoscritto l’integrazione al contratto della mobilità relativa gli ex LSU e CO.CO.CO, in quanto le richieste di condivisione delle scelte e delle soluzioni, avanzate al tavolo politico, non sono state nemmeno prese in esame. Questo si è reso necessario anche per avere le mani libere per eventuali ricorsi, sulla base degli effetti negativi, dell’intera mobilità sul personale.

Vediamo in dettaglio i principali motivi:
Il contratto della mobilità non può essere aperto solo quando conviene all’amministrazione e solo su aspetti settoriali.
Questa integrazione – anche se contiene alcune soluzioni utili per quei lavoratori – non risponde alle necessità di tutto il personale scolastico che sta’ vivendo una situazione difficile.
Anche le soluzioni proposte per gli ex LSU, che derivano direttamente dalla norma primaria di stabilizzazione, sulla attuazione della quale è mancato il confronto, non sono del tutto condivisibili, come ad esempio la omologazione degli ex CO.CO.CO che con settembre vedranno il completamento delle trasformazione dei contratti da tempo parziale a tempo pieno e che non potranno, comunque, partecipare alla mobilità.
Inoltre, il confronto su tutte le altre materie è stato precluso dai rappresentanti del MIUR Pensiamo, per gli ATA, all’indizione del concorso dei 24 mesi sul quale il ministero ha proceduto con scelte unilaterali non condivise e comunicate solo a decisione presa.
Tra le altre critiche dobbiamo rilevare che alla fase successiva alla stipula dei contratti individuali sarebbe dovuta immediatamente seguire la pubblicazione della graduatoria nazionale ricavata dai punteggi già acquisiti con i nominativi dei lavoratori con contratto a tempo parziale, per consentire loro il ricollocamento – a domanda – nelle provincie nelle quali sono residuati posti del contingente. Questa operazione – tutta amministrativa – andava fatta subito e nulla ha a che fare con la mobilità.
C’è poi un problema generale di rapporti sindacali. O si condividono le politiche e si sottoscrivono contratti collettivi, ovvero intese sindacali, oppure la tutela del personale si sposta su altre sedi.
La UIL Scuola ritiene che la coerenza politica sia sempre utile a rispondere alle esigenze e ai diritti dell’intera comunità educante. La divisione e la parcellizzazione delle questioni e del personale, rappresenta per noi una pericolosa deriva autoritaria che è sempre difficile recuperare.
Nel merito, infatti stiamo già attivando ricorsi collettivi al TAR e/o individuali al Giudice del lavoro, in caso di mancanza di risposte. Per ora le vertenze proposte al TAR sono legate al blocco quinquennale e ai posti di quota 100 dei docenti. Nel caso dovessero servire saranno attivate anche per altre categorie di personale.
Alla luce di quanto sopra è del tutto evidente che se si firmassero parti di contratti, si sarebbe in presenza di una incoerenza di fondo che impedirebbe la tutela piena di tutto il personale.
La UIL Scuola è convinta che bisogna stare tutti insieme e non si possono dividere i problemi che inevitabilmente dividono anche il personale. Questa tendenza è alla base della sconfitta dell’azione sindacale.
Nel merito degli ex L.S.U. la procedura è prevista per legge e non ci sono al momento elementi che possano pregiudicare il personale stesso. Ovviamente se ci fosse stata data la possibilità di definire per contratto l’intera materia, senza paletti o ricatti, sicuramente avremmo potuto tutelare meglio i diritti dei lavoratori, intesi nella loro globalità.
Niente polemiche!
La UIL confida nei propri dirigenti sindacali che devono rappresentare le ragioni che ci hanno impedito la sottoscrizione di un contratto previsto da una legge per riconfermare la materia come elemento di contrattazione. Nel merito è già tutto scritto.
Infine, non abbiamo alcuna ragione per alimentare polemiche sulle scelte degli altri sindacati che rispettiamo, come speriamo siano rispettate le nostre.